Schede tecniche


Le resine epossidiche sono polimeri termoindurenti. Il formulato è, di norma, costituito da una resina base (componente A) e da un’indurente (componente B). Se miscelate nel rapporto d’uso indicato dal produttore (rapporto di catalisi), si solidificheranno, dando origine ad uno strato vetrificato. La resina è utilizzata in diversi settori, oltre che nelle pavimentazioni decorative ad uso civile e quindi nel settore edile. E’ un materiale isolante può essere quindi impiegato anche nell’industria elettrica-elettronica. Nel settore nautico o aereo-spaziale unita con tessuti particolari (fibre di vetro, di kevlar o carbonio). In quello alimentare e farmaceutico per le caratteristiche di resistenza chimico-meccanica. Le resine si preparano seguendo un accurata miscelazione delle componenti che devono essere proporzionate e pesate in modo accurato. Le resine termoindurenti sono materiali molto rigidi costituiti da polimeri reticolati nei quali il moto delle catene polimeriche è fortemente limitato dall’elevato numero di reticolazioni esistenti. Durante la fase di trasformazione subiscono una modificazione chimica irreversibile. Sia la temperatura di fusione sia quella di transizione vetrosa aumentano all’aumentare della rigidità delle catene che compongono il materiale e all’aumentare delle forze di interazione intermolecolari. Le resine di questo tipo, sotto l’azione del calore nella fase iniziale, fondono (diventano plastiche) e, successivamente, sempre per effetto del calore, solidificano. Le resine termoindurenti sono intrattabili una volta che siano state formate e degradano invece di fondere a seguito dell’applicazione di calore. Contrariamente alle resine termoplastiche, quindi, non presentano la possibilità di subire numerosi processi di formatura durante il loro utilizzo. Esistono numerose famiglie di resine che si differenziano le une dalle altre in base alla diversa composizione chimica, che ha ripercussioni sulle proprietà fisico-chimiche dei materiali. Le resine epossidiche mantengono questo nome sulla base del materiale di partenza utilizzato per produrle e in virtù della presenza di gruppi epossidici nel materiale immediatamente prima della reticolazione. La resina epossidica più usata è prodotta attraverso una reazione di policodensazione tra l’epicloroidrina e il defenilpropano. Si utilizza un eccesso di epicloroidrina in modo da assicurare la presenza di gruppi epossidici ad entrambi gli estremi del polimero a bassa massa molecolare (900-3000). In base al peso molecolare questo polimero è un liquido viscoso o un solido fragile alto fondente. Il principale utilizzo delle resine epossidiche è nel campo dei rivestimenti, in quanto queste resine combinano proprietà di flessibilità, adesione e resistenza chimica praticamente ineguagliabili. Le resine epossidiche possono essere formate e laminate e permettono di creare articoli in materiale rinforzato con fibra di vetro che hanno caratteristiche meccaniche, elettriche e chimiche migliori di quelli ottenuti utilizzando, ad esempio, i poliesteri insaturi. Le resine epossidiche vengono utilizzate anche come adesivi, schiume e pavimenti industriali.